“Se i tuoi occhi un giorno” è risultato 1° classificato nella XV edizione del Premio Letterario Internazionale Mondolibro.
Ulteriori notizie sono reperibili all'indirizzo www.mondolibro.org
Oggi nasco per l'ennesima volta; dal nulla di un verso che non c'era, nasco.Accetto che questa sia la mia vita: una questione di rinascita in versi. Oppure, l'inverso del nulla, che è la Poesia stessa.
mercoledì 15 maggio 2013
lunedì 18 marzo 2013
Appunti
Succede che sorrida una stella, e che nessuno dal basso la veda.
La luce accesa, al piano di sopra, non illumina né riscalda. Portami il giornale, domattina, prima che sia l'alba. Vorrei leggere ancora di noi.
Bartolomeo Smaldone
La luce accesa, al piano di sopra, non illumina né riscalda. Portami il giornale, domattina, prima che sia l'alba. Vorrei leggere ancora di noi.
Bartolomeo Smaldone
venerdì 15 marzo 2013
Come un timbro vocale
Sulla collina c'erano i segni di una giovinezza
imperitura
perché la giovinezza non sarebbe mai passata
Ognuno aveva la sua
come un segno distintivo
come un timbro vocale
più spesso come un vuoto incolmato
Sulla collina c'erano i ruderi di una ricostruzione
di una rivalsa
e semi di propositi
e parole insignficanti
oppure così cerimoniose
così definitive
C'eravamo noi sulla collina
perché dall'alto, le cose
avevano un'altra prospettiva
un altro distacco
Noi eravamo gli alberi su quella collina
e gli uomini, di sotto, erano le nostre vite
Fu così che i sogni sopravvissero
dall'alto della loro ambizione
Bartolomeo Smaldone
venerdì 1 febbraio 2013
Appunti
“Sei imbrigliato nei tuoi versi”, mi sono sentito dire. E come darle
torto: fondamentalmente è così. La vita esteriore è quasi sempre un pretesto,
un’occasione di contatto. Prendi, suggi, fa’ quello che devi fare e dopo va’. Torna
nel tuo mondo fatto di trasformazioni. Scrivi. È da sempre la cosa che sai fare
meglio. Falla! Ad alcuni le tue parole piaceranno. Altri le detesteranno, le
troveranno insopportabili, indigeste, nefaste. Epicedio. Epinicio. Cosa diamine
vorranno mai dire! Sei imbrigliato nei tuoi versi, è vero. Ma chi non è
imbrigliato in una qualche misura in qualcosa? La signora con la passione per
l’oriente non ha perso l’abitudine di portare a spasso il suo maltese,
costringendolo a indossare quegli assurdi abiti per cani. Entrambi sono costretti
ad una forma di schiavitù. Per il cane è evidente, per la signora è un’ ipotesi.
Forse è imbrigliata al suo amore per un uomo che non la ama, e anche lei è
schiava di qualcosa.
Come vedi, mia cara, tutto il mondo, grossomodo, è soggetto a una
forma di costrizione. Sopravvivrai. Sopravvivremo.
martedì 29 gennaio 2013
Dialogo 1
-
Siamo un po’ matti.
-
È bello essere matti; io sono tutto matto.
-
È perché sentiamo il mondo; ieri ero a teatro,
per un concerto jazz; ho tremato dal piacere. Il jazz mi fa emozionare e non
riesco a controllare le reazioni del mio corpo. Accade in maniera spontanea.
-
Quando tremi sei ancora più bella. Io non ho mai
visto niente che fosse bello quanto te. Certe
volte penso che dovremmo partire, andarcene lontano. Qualcuno ce l’ha fatta ad
essere felice. Penso che potrebbe succedere anche a noi, sai?
-
Sei davvero tutto matto, tu. Un giorno quel
tale, quello che abita poco più giù della piazza del mercato del pesce; quello
che gli è morta la madre dopo averlo messo al mondo, e il padre l’ha fatto
crescere ad una sua sorella che non poteva avere figli. Quel tale un giorno mi
ha detto che dovevo stare in guardia da te, perché sei uno scansafatiche, un
debosciato. Uno che se ne sta tutto il tempo a scrivere, arrampicato sugli
alberi. Ma io non gli ho dato ascolto, e gliel’ho detto che ognuno deve farsi
la propria vita, deve andarsene per la propria strada.
-
È così che sei arrivata a me?
-
Sì, è così. Prima di parlare con quel tale ero
incerta se avvicinarti o no; ma dopo, dopo che quello mi ha messo sul chi vive,
non ho avuto nessun dubbio, perché nessuno mi deve dire quello che posso o non
posso fare. E non credere che sia un capriccio, il mio. Considerala curiosità.
-
E cosa ti incuriosisce così tanto?
-
Quello che appunti sul tuo quaderno, quando te
ne stai arrampicato sugli alberi….Sorridi?
-
Sorrido.
-
E perché?
-
Perché per un attimo ho creduto che fossi io ad
interessarti.
-
In un certo senso è così.
-
Ho iniziato a scrivere una storia. Inizialmente
credevo si trattasse di una storia d’amore, ma dopo ho capito che era la storia
di due persone che non riuscivano a liberarsi di se stesse. Allora ho deciso di
smettere e sono salito sugli alberi, e da lì tutto mi è sembrato diverso. Mi
sono sentito più leggero, come se la parte sbagliata di me fosse rimasta giù, e
anche la mia scrittura ne ha tratto beneficio. Così quella storia, quella delle
due persone che non riuscivano a liberarsi di se stesse, è cambiata. È
diventata la storia di un uomo e di una donna: di lei che attraversa il mercato
del pesce, e si imbatte nel figlio di Marianna la disgraziata, quella che morì
per metterlo al mondo, e il marito, per non morir di fame, lasciò che fosse sua
sorella a sfamare quella creatura. E il figlio di Marianna la disgraziata,
consumato dal male dell’invidia, mette in guardia quella donna dallo strano
tipo che se ne sta sugli alberi, dallo scrittore debosciato. Dice che non le
verrà niente di buono se si ostinerà a volerlo a tutti i costi, perché uno
senza un mestiere non può fare una bella fine. La donna non gli dà ascolto,
gira il capo dall’altra parte. Corre che non ha più fiato. Corre fino
all’albero del suo uomo.
-
Dunque sapevi già tutto?
-
Te l’ho detto che sono tutto matto.
" (Tratto da "Dialoghi" di Bartolomeo Smaldone)
"
mercoledì 23 gennaio 2013
La casa era popolare
La casa era
popolare
Nemmeno a
tenerle aperte
un giorno
intero
le finestre
quel
ficcante odore di formica
sembrava
dissiparsi del tutto
Ogni volta
che arrivava uno nuovo
si accendeva
una sigaretta
e intarsiava
il piano del tavolo
con le sue
iniziali
e con la
data e l’ora del suo arrivo
22 gennaio
1972 ore 12.30
Per molti
dei presenti
lo sport
preferito
era contare
le lenticchie
in un
barattolo di vetro
I più
intraprendenti
esercitavano
il loro linguaggio
aprendolo
alla meccanica quantistica
mentre gli
scettici
si
limitavano a prendere atto
del
ripetersi di certe perturbazioni
C’era
un’idea di futuro
nella testa
di ognuno di loro
un piano
architettonico vertiginoso
una certa
fiducia nelle materie insondabili
e la
convinzione di poter rimediare
in qualche
modo
a quell’apparente
spreco di tempo
Bartolomeo Smaldone
All righst reserved
martedì 8 gennaio 2013
La noce fresca
Il mio
pranzo di quel giorno era una noce fresca
Profumava di
erbe selvatiche
Me l'avevi
data tu perché mi portasse fortuna
ma mi portò
la fame, e l'addentai
Avrei potuto
continuare a guardarla
certo
ma
l’addentai
Perché
mentre io romanticamente pensavo
la persona
che mi stava accanto
trangugiava
chiassosa
e non
tolleravo che il medesimo spazio
fosse
occupato da due attività:
una del
pensiero, l’altra della bocca
A
ripensarci, nel conforto della sazietà
ero in
presenza di una metafora amorosa
di un
ponticello tra la mente e il corpo
Non trovi
prodigioso che tante cose
tutte
insieme
possano
stare in una sola noce?
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