Meridionale

Meridionale
Reading durante il concerto di Fabrizio Emigli alla Domus Talenti, Roma, 10 marzo 2011

mercoledì 21 marzo 2012

Sofia


Di noi tutti tu sei la più minuta
hai il profumo dei fiori che verranno
la luce che si farà
il lievito del pane nei piccoli tuoi piedi da farfalla
Di noi tutti tu sei la più greca
la più saggia
la più lungimirante e gracile
Sei l'amore; l'amore che ti fa piangere
un pianto ingenuo e antico
infantile e incredulo
Di noi tutti tu sei l'inizio
come la primavera
come un nuovo anno

mercoledì 14 marzo 2012

Abbiamo bisogno di poeti morti; tutti ne hanno bisogno: le librerie, le case editrici, i critici, gli intellettuali, gli eredi. Un poeta morto lo si può finalmente capire e gli si può perdonare l'arroganza ingenua della verità. Un poeta morto lo si può commemorare, compatire, celebrare; gli si può dedicare il nome di una strada, di una piazza, di un premio alla memoria. I poeti vivi fanno paura, talvolta ribrezzo; talune altre suscitano inquietudine e pietà. Perché i poeti vivi sono i rivoluzionari più autentici.

mercoledì 29 febbraio 2012

Ora che la morte ci divide


Ora che la morte ci divide
sei così vicina da sembrarmi viva
e la morte mi pare uno stupido sberleffo
Non lo so se piangi
e cosa vedi quando piangi
Non so più le cose che mi dici
Quelle le apprendevo da te
ed erano vere perché le udivo
e perché le mie orecchie erano vere
So le cose che mi immagino
e poiché nessuno può smentirle
(nemmeno le mie orecchie che non le odono)
esse sono per me la verità
Ora che la morte ci divide
sono ad un passo da te
nel vuoto da riempire che è la morte
La fine delle cose che iniziano in versi
non può che essere la poesia
Ed anche la morte che fa il verso a se stessa
dice di sé d’essere poesia
Non muoio. Non muori.
Ce ne stiamo semplicemente
in un altro silenzio

Bartolomeo Smaldone
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martedì 24 gennaio 2012

Senza titolo

Credo mi odieresti, se vedessi i miei occhi oggi
con le borse piene di alcol
e poca grazia attorno agli zigomi
con le ciglia che sembrano
le penne di un volatile in malora
Mi odieresti, se mi vedessi le mani
piene di calli
un po' per il freddo
un po' per questa aria malsana
e per tutto il lavoro della notte
che almeno si possa morire in pace
E tu, che fai
a parte leggere svogliatamente?
Te ne stai così
appena dietro lo specchio dei tuoi occhiali
con la testa sul bel gomito
a ridere in faccia all'estate
(solo tu puoi vederla in questa stagione)
con le labbra rapprese di sangue

Bartolomeo Smaldone
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martedì 10 gennaio 2012

Credo di aver scritto di me anche quando ho scritto degli altri.Non perché io riuscissi a stare dentro di loro, ma perché tutti loro riuscivano a stare dentro di me.

mercoledì 21 dicembre 2011

Risurrezione


Mi consola, prima della consolazione stessa
la semplice possibilità di un tuo intervento
un piccolo miracolo tutto tuo
fosse pure, beccare sempre il verde
o l'ascensore che mi aspetta
oppure il barista che mi riconosce
e che mi chiede "il solito?"
Mi consola, prima della consolazione stessa
sapere che ci sei, che sei urbana e provvidenziale
a tal punto che se ti penso
interrompo la sequenza di starnuti
o non avverto neppure un acufene
oppure sogno un numero, e quello esce
estratto su ogni ruota
Mi consola
anche se non è poi chissà che cosa
perché il miracolo è quando siamo in due
e pure in due non siamo ancora niente
Il mio uno si distingue per difetto
il tuo ha in sé un’intuizione
Che siamo uomini e gravati dalla sorte
ma nell’amore cerchiamo perfezione

Bartolomeo Smaldone
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