Meridionale

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Reading durante il concerto di Fabrizio Emigli alla Domus Talenti, Roma, 10 marzo 2011

martedì 23 novembre 2010

Fuga (in do minore)


L'amore in un cucchiaio mi spalancò la bocca
ero a Panama quei giorni
i miei vestiti bianchi lo provarono anche dopo
L'amore in un cucchiaio mi spalancò la bocca
ero una finestra nel cuore del contrabbando
una persiana ad una sola anta
Tu lo sapevi, e ti facesti polvere
per starmi accanto come un gatto sul tappeto
Suonavi il piano nel cuore del pomeriggio
e lo suonavi male
come un detenuto autodidatta
Lo facevi per me
per la mia sincera devozione
a questa america centrale
dove ci eravamo rifugiati

Bartolomeo Smaldone
All rights reserved 2010

lunedì 22 novembre 2010

Poveri resti


Mia tristezza , compagna fedele
mi strappi gli occhi e li porti a vedere
il sole buono e il sole cattivo
sul corrimano del porto lontano

Mia tristezza, che lo specchio distruggi
io prego il Dio del giorno passato
e tu ti prendi la carne e la veste
gli unici resti di un sogno gualcito

Bella tristezza, quando la musica ride
mi strappi il cuore e lo porti a ballare
sulla battigia del mare in tempesta
nella balera del tempo che resta


Bartolomeo Smaldone

"Gente" all rights reserved

mercoledì 17 novembre 2010

Appunti

Sono stato felice, un giorno. Mediamente felice, come un essere umano consapevole della sua precaria esistenza.
Guardavo la donna ferma alla cassa dell’autogrill e cercavo di ricordare cosa avessi amato in lei, molti anni prima. Cercavo una conferma, un retrogusto, una risonanza.
Quando si voltò, cercandomi, avevo in mano un libro. Fu del tutto casuale che leggessi, in quel momento, una poesia che parlava di noi, perché tutte le poesie parlano di chi le legge.
Mi chiamò, e nel mio nome, tutto esploso nella sua bocca, avvertii una semplice familiarità, un grido. Anni interi in un secondo di vita: un’entrata; un’uscita.

Bartolomeo Smaldone

lunedì 15 novembre 2010

Mandami un bacio (ho finito i crediti)


Mandami un bacio
qualcosa in più
di questa cassa integrazione
qualcosa di più certo
dell’occupazione
un bacio che abbia
i giusti ottani per lo scoppio
per farmi ripartire
dopo il brusco arresto

Mandami un bacio
ché fuori c’è
un’influenza contagiosa
un’inflazione che
mi ostacola la spesa
mandami un bacio
che sia rivitalizzante
che abbia l’effetto
di una cura ricostituente

Rit.

Bacio
da mercato popolare
bacio, fresco come menta
bacio democratico
incensurato e libero
bacio senza limiti di tempo

Mandami un bacio
i palinsesti sono
trappole per topi
i baci un lusso che non è
solo per pochi
ché è sempre meglio
un trasporto emozionale
di una domenica
in un centro commerciale

Rit.

Bacio
da stazione ferroviaria
bacio, caldo di partenza
bacio segnaletico
disinibito e gotico
bacio muto cinematografico

Bartolomeo Smaldone
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(testo scritto per la band degli Alfasong)

martedì 26 ottobre 2010

Appunti


C'era una volta una sposa
stirava l'abito bianco
Il suo promesso stanco
ancor prima di iniziare
si accorse con stupore
che andando a decurtare
una dal totale
la somma delle dame che restava
era sufficiente ad appagare
il suo bisogno atavico
di maschio abituato a dominare

Bartolomeo Smaldone
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venerdì 22 ottobre 2010

Appunti


“Non so come spiegarlo” disse lei, che aveva letto tutti i suoi libri, “è come se la sua poesia fosse sospesa nel tempo; vero è che, dopo che abbiamo fatto l’amore, la prima cosa a cui pensa è di andarsene, di rivestirsi e di parlare di cose avulse. Ma io lo trovo comunque irresistibile; un po’ credo sia una questione di vanità; nel senso: a me piace starmene in qualche pagina di qualche suo libro. Sono luoghi confortevoli per il narcisismo femminile. O, forse, è solo la presunzione di esistere prima di ogni poesia, come una fonte di calore che scioglie i grassi della vita”.

Bartolomeo Smaldone
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mercoledì 20 ottobre 2010

Ad Alda Merini


Coincide con le notti il mio bisogno di te
sarà perché le notti ci tengono in pugno
a noi che siamo carta carbone
e che ci iscrivono all’anagrafe due volte
una per quando bussiamo
l’altra per quando chiudiamo la porta
La mia prima ferita me la ricordo bene
Mi era passata sulla bocca una costellazione
ed io ero ammirata da tanta velocità
così la mia mano trascriveva
ciò che la mia bocca baciava
Il mio bisogno di te è come la carta carbone
può moltiplicare un segno all’infinito
All’anagrafe due volte scrissero Alda Merini
Una per quando nacqui donna
l’altra per quando me ne andai
in quella costellazione
dove pure ero stata tutta la vita
nuda agli occhi del mondo


19 ottobre 2010
Bartolomeo Smaldone
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