Meridionale

Meridionale
Reading durante il concerto di Fabrizio Emigli alla Domus Talenti, Roma, 10 marzo 2011

lunedì 7 giugno 2010

Rivisitazioni


Rivisitazioni, come dire “mi sembra di esserci già stato, di stare imbozzolato in un deja vù”.
Saranno svariati minuti che faccio sempre la stessa strada, dalla quale se ne imbocca un’altra che accede ad una piazza dalla quale si aprono altri cinque vicoli. Che fardello che i multipli dei minuti siano le ore e che i multipli delle ore siano gli anni. Rivisitazione anche questa: nessun particolare è uguale a se stesso; cambia a seconda degli occhi che lo vedono. La strada ci offre, deo gratias, molto di più dei due lati della stessa insipiente medaglia.
Rivisito: ossia, ci torno, perché ci sono stato bene, mi sono sentito come nella cucina di casa mia la domenica mattina.
Rivisito, come dire, non esiste una sola versione dei fatti. Per fortuna esistono le interpretazioni. Fatta salva la verità? Certo. Almeno quella, sempre.

Bartolomeo Smaldone
2010 All rights reserved

giovedì 3 giugno 2010

La scala


Le mie nuvole si sommano al volo
delle chiavi che scendono dal cielo
Le mie nuvole sono un circo in transumanza
e sono mie perché ne ricordo i nomi
Nuvola prima
mi conta tutti i giorni
e un po’ mi irrita, ma almeno mi rammenta
Nuvola seconda
le impronte dei miei piedi
ci passo veloce ma restano comunque
Nuvola terza
il mio maglione preferito
a collo alto come nei film di Truffaut
Nuvola quarta
il regno degli ambulanti
e delle donne alle porte con le ramazze in mano
Nuvola quinta
la mia fetta di anguria
e nessun prezzo da pagare all’acqua
Nuvola sesta
la prima polluzione
e la scoperta dei vangeli apocrifi
Nuvola di pane ricoperta d’olio
mentre la gente passa tutto il tempo in auto
ed io mi mangio sopra il tetto di un poggio
il mio boccone di buona primavera


Bartolomeo Smaldone
Copyright 2010
Writers Guild of America Registration Number: 1432508

venerdì 21 maggio 2010

Ologramma


L’immateriale amo di te
che non hai nulla di un paesaggio lunare
perché sei fatta di gravità
Amo vederti correre in un campo d’avena
e mangiare frutta dagli alberi
leggere un libro incrociando i piedi
riuscire, in un negozio di scarpe
a cambiare idea davanti alla cassa
E quando sorridi agli sconosciuti
come se volessi sollevarli di un peso
quando ti addormenti in macchina
con la bocca dischiusa come da un incantesimo
è ancora l’immateriale che amo
La materia avvizzisce ogni giorno
ogni giorno perde pezzi di sé
L’ologramma di quello che siamo, invece
rimane, dietro gli occhi
nel mito dei nostri racconti


Bartolomeo Smaldone
Copyright 2010
Writers Guild of America Registration Number: 1432508

venerdì 14 maggio 2010

Les amants


Il segreto Biancamaria, il segreto davvero non lo conosco
mi sembrava naturale vederti bere
anche se era la prima volta
e la luce non illuminava i calici
ma guidava le mani
Io le tue mani le avevo sempre sognate
sottili e geniali
piccole come le tue orecchie
simmetriche come le vere menzogne
Mi ero immaginato anche il primo bacio
alla fine di un’aporia da applausi
dopo tutte le parole che avevo appuntato
sulla mia moleskine
per dirti che nessun albero sceglie mai il suo posto
E invece, mi sono avvicinato a te
con la goffaggine di un portalettere
chiudendo gli occhi per darmi coraggio
ed entrare nel caldo spazio della tua bocca
Dovrò esserti sembrato un bambino
perché erano anni che nessuno mi abbracciava così
L’ho sentito tutto nelle unghie il tuo amore
ho corso per sudare e ritornare
volevo mi vedessi esausto
che mi ritemprassi di carezze e musica
Il segreto però non lo conosco
anche se l’ultima volta
andando via da casa tua
provai a pensare non fossi fatta di tempo
ma di sereno eterno

Bartolomeo Smaldone
Copyright 2010
Writers Guild of America Registration Number: 1432508

giovedì 29 aprile 2010

Staedtler numero 2


Qualche volta è vero quello che dicono
lasciarsi alle spalle la primavera
ha un odore di soffitta
Ma non mi sento di peccare
non ho nemmeno un sacramento
e non mi sento sporco
Da piccolo usavo bene la mia staedtler 2
facevo di quei segni che nessuno capiva
dicevano “astrattismo” per dire “è un tipo strano”
mi invitavano a passare ai numeri
che era roba da uomo
Quando lo vidi, invece, mi innamorai delle terzine
e per lui accettai l’esilio
la fatica di camminare, il ludibrio
gli occhi sempre addosso a guardarci il culo
“Pure il figlio di Pasquale,
quello che fa il mercato in piazza d’armi,
si muove strano e parla strano”
Io non mi sento sporco
mi è oscuro l’amore quanto lo è ad ognuno
nello stesso modo soffro o gioisco
mi angustia la notte e guardo l’ora
mi rallegrano tutti i suoi ritorni

Bartolomeo Smaldone
All rights reserved 2010

venerdì 16 aprile 2010

Espresso nuit


È stato quando hai sistemato l’ultimo bagaglio,
è stato quello il momento in cui ho compreso
che non sarei mai stata tua
Poi quell’uomo
Come ti è venuto in mente di fargli una simile raccomandazione?
Dovevi saperlo
che gli scompartimenti, di notte, nascondono insidie
Erano così tante le cose da dire
me le ero lasciate tutte alle spalle
per ritrovarle in quel vagone senza luce
- Gliel’affido-
Non dovevi riporre la tua fiducia in uno sconosciuto
uno del quale ignoravamo il passato e il fascino
Non dovevi riporla in me
che ti ero stata fedele senza amarti
Pregavo che quel treno non terminasse la sua corsa
pregavo di non sentirlo mai il nome della mia stazione
Anche solo dieci fermate sarebbero state sufficienti
perché in quel posto c’ero sempre stata
in quelle ore avevo avuto più della mia vita
e quell’uomo era sempre stato il mio
Avevamo solo scelto partenze diverse
Ora che posso scriverti in serenità
è giusto che tu sappia di quella notte
di quel treno dove mi ritrovai
Che scesi sì, ma sarei rimasta fino all’arrivo
e, giuro, avrei dimenticato ogni cosa di te
e di Torino, di Mirafiori
ogni cosa, fuorché i miei figli
Ti sembrò strana, qualche tempo dopo
la mia risoluta partenza
Volevo dirtelo dove trovai il coraggio
così anche tu potrai scordarti di me

Bartolomeo Smaldone
All rights reserved 2010

mercoledì 14 aprile 2010

Caffè letteraio - Giovedì 22 aprile 2010, ore 21.00 -


Caffè letterario presso la Villa Pallavicini, in Via Meucci 3 a Milano