Meridionale

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Reading durante il concerto di Fabrizio Emigli alla Domus Talenti, Roma, 10 marzo 2011

giovedì 8 aprile 2010

Il guardiano del buio


Ci stavo dentro quell’involucro di parole
senza nessuna legittima provenienza
chiuso in un senso che era oltre ogni forma
Solo ci stavo, nella solitudine che mi riconosco
quella che mi fa diverso in mezzo agli altri
Mi incontravi non per avere risposte
e le domande le avevi perse tutte
Mi incontravi per stare con me in quel silenzio
ostaggio di voci sovrapposte
Non sentivo il tuo disagio di essere interprete
di quell’involucro di tonfi chiasmi
di quel linguaggio che mi somigliava
nell’istante in cui si faceva me oltre il linguaggio stesso
Mi incontravi per stare dentro quel buco
che nessuno, eccetto noi, udiva
Potevamo parlarci perché eravamo sostanza
centro di tutte le comprensioni
Eravamo belli nel nostro silenzio
di una bellezza che suscitava invidia
per la sua inspiegabile perfezione
Se soffrivi, io sapevo
perché soffrivi senza dire
e l’involucro di quelle parole ero io
io il custode, il guardiano del buio

Bartolomeo Smaldone
All rights reserved 2010

venerdì 2 aprile 2010

Mare di cellulosa


Indiscutibile il suo modo personale
di aprire e chiudere le vocali
e il buon risveglio rendeva indiscutibile il mattino
Se le parlava lo faceva solo come una congiunzione
ma ad ascoltarla sembrava verosimile ogni sogno
In via Verbania, al quattro, un tempo attraccavano le barche
il mare arrivava da lontano ed era un mare di cellulosa
ci potevi scrivere sopra o passare il giorno ad asciugare
o ad aspettare Tantalo imbrigliato al suo albero di mele
Era tutta una questione letteraria
si trascrivevano menzogne e confessioni
perché ne restasse traccia dopo ogni sparizione
Si lasciavano indizi di profumi
fogli sparsi in bagno e vestiti smessi
e tutti conducevano allo stesso specchio
Aveva avuto in sé un’immagine
piena di colori come un bicchiere pieno
come un’arnia prima della sciamatura
Chi era passato in via Verbania, al quattro
ricordava ancora il mare di cellulosa
e l’ombra di lei sulle parole nere
la lentezza del distacco, il dolore della sera
l’inchiostro di quei giorni
Chi era passato in via Verbania, al quattro
vedendo la luce della sua finestra
l’aveva creduta in attesa del suo scrittore
e non aveva mai smesso di desiderarla


Bartolomeo Smaldone
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martedì 30 marzo 2010

Prossime presentazioni del libro "Gente"

11 aprile 2010 Masseria del Crocifisso, Polignano (BA)

18 aprile 2010 Libreria Zazie, Fano (PU)

22 aprile 2010 Villa Pallavicini, Milano

lunedì 22 marzo 2010

L'aspetto nel sonno terso


L'aspetto, nel sonno terso di una terapia
nella sala d'attesa di questo reparto
per quella cieca attitudine a non dimenticare
che hanno i vecchi e le stenografe
Aspetto, ci stanno bene i miei piedi
nelle ciabatte di feltro
Mi credi se ti dico che ho riletto tutta la mia vita
nella fogatura nera di una piastrella di grafite?
Clara, Clara, un migliaio di volte Clara
Che l'amo è scritto in tutti i verbali della polizia
e tu pure lo sai
e l'hai annotato nella cartella con il mio nome
tra quegli incomprensibili referti
Cosa dicono di me?
Apprendi dalla mia voce chi sono
che non sarei dovuto ritornare, quel giorno
che avrei dovuto continuare a cercare il suo regalo
E non sarei stato qui, ora
a fissare l'intonaco grossolano di quella parete
a passare il dito sul corrimano
a cercare nei tuoi occhi grandi e blu
l'indizio di un uomo che ero
C'era sembrato possibile a quel tempo
camminare sopra i cornicioni
vivere di illusioni
senza che il male potesse intaccare i nostri sogni
le nostre giubbe aperte anche in pieno inverno
L'aspetto, Clara
perché a me solo disse quelle parole
che sono la mia fede ostinata nel suo ritorno
L'aspetto, perché in questo posto
tutti aspettano qualcosa e non qualcuno
ed io non voglio dimenticare la sua promessa
perché nessuno più mantiene le promesse
nessuno più viene a parlarci
nessuno più si ricorda di noi

Bartolomeo Smaldone
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sabato 13 marzo 2010

Le cinque barche


Vorrei andarmene dopo aver dato un nome alle barche
ne ho viste cinque, in una darsena a Sibari
Dovrebbero avere tutte il nome di una donna, le barche
scritte di colore blu, lettere grandi come i pesci delle fiabe
dipinte a mano seguendo la corrente
Andrei via senza sofferenza e senza rimembranza
all’idea di cinque barche in mezzo al mare
Sarebbero la mia architettura a spasso per gli oceani
e tu non avresti nulla da chiedermi ancora
perché i miei segreti starebbero tutti nelle loro stive
Ti basterebbe scegliere un porto, a oriente o ad occidente
scegliere un nome e attendere il suo arrivo
per sapere quello che di me non ebbi tempo di scrivere
quando le parole si moltiplicarono ed io diventai piccolo


Bartolomeo Smaldone
All rights reserved 2010