Meridionale

Meridionale
Reading durante il concerto di Fabrizio Emigli alla Domus Talenti, Roma, 10 marzo 2011

mercoledì 29 febbraio 2012

Ora che la morte ci divide


Ora che la morte ci divide
sei così vicina da sembrarmi viva
e la morte mi pare uno stupido sberleffo
Non lo so se piangi
e cosa vedi quando piangi
Non so più le cose che mi dici
Quelle le apprendevo da te
ed erano vere perché le udivo
e perché le mie orecchie erano vere
So le cose che mi immagino
e poiché nessuno può smentirle
(nemmeno le mie orecchie che non le odono)
esse sono per me la verità
Ora che la morte ci divide
sono ad un passo da te
nel vuoto da riempire che è la morte
La fine delle cose che iniziano in versi
non può che essere la poesia
Ed anche la morte che fa il verso a se stessa
dice di sé d’essere poesia
Non muoio. Non muori.
Ce ne stiamo semplicemente
in un altro silenzio

Bartolomeo Smaldone
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martedì 24 gennaio 2012

Senza titolo

Credo mi odieresti, se vedessi i miei occhi oggi
con le borse piene di alcol
e poca grazia attorno agli zigomi
con le ciglia che sembrano
le penne di un volatile in malora
Mi odieresti, se mi vedessi le mani
piene di calli
un po' per il freddo
un po' per questa aria malsana
e per tutto il lavoro della notte
che almeno si possa morire in pace
E tu, che fai
a parte leggere svogliatamente?
Te ne stai così
appena dietro lo specchio dei tuoi occhiali
con la testa sul bel gomito
a ridere in faccia all'estate
(solo tu puoi vederla in questa stagione)
con le labbra rapprese di sangue

Bartolomeo Smaldone
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martedì 10 gennaio 2012

Credo di aver scritto di me anche quando ho scritto degli altri.Non perché io riuscissi a stare dentro di loro, ma perché tutti loro riuscivano a stare dentro di me.

mercoledì 21 dicembre 2011

Risurrezione


Mi consola, prima della consolazione stessa
la semplice possibilità di un tuo intervento
un piccolo miracolo tutto tuo
fosse pure, beccare sempre il verde
o l'ascensore che mi aspetta
oppure il barista che mi riconosce
e che mi chiede "il solito?"
Mi consola, prima della consolazione stessa
sapere che ci sei, che sei urbana e provvidenziale
a tal punto che se ti penso
interrompo la sequenza di starnuti
o non avverto neppure un acufene
oppure sogno un numero, e quello esce
estratto su ogni ruota
Mi consola
anche se non è poi chissà che cosa
perché il miracolo è quando siamo in due
e pure in due non siamo ancora niente
Il mio uno si distingue per difetto
il tuo ha in sé un’intuizione
Che siamo uomini e gravati dalla sorte
ma nell’amore cerchiamo perfezione

Bartolomeo Smaldone
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mercoledì 7 dicembre 2011

Appunti

-Quando sei nata?- chiese il piccolo cerino alla candela
-Nella notte più lunga delle altre- rispose dritta e altera la candela
-E' per questo che ti chiamano Lucia?-
-Il mio nome l'ha scelto uno scrittore, che di notte sta piegato sopra i fogli.Quando gli occhi gli si fanno piccolini, io gli passo davanti a risvegliarlo-
-Potrò, un giorno,diventare una candela?- chiese con ammirazione quel cerino
-Tu consumi la tua luce troppo in fretta. Io la lascio consumare con lentezza. Sii felice di intrometterti nel buio; a me lascia ridestar la lucentezza

martedì 6 dicembre 2011

Filastrocca dello pneumatico impazzito (alla Murgia avvelenata)


La società evoluta
ha scelto a suo suggello
discariche abusive
attigue all'orticello
Così può capitare
piantando una carota
che venga fuori un mostro
più simile a una ruota
Una di quelle gomme
che sanno accompagnare
milioni di persone
sensibili al viaggiare
E che dopo chilometri
finiscono inghiottite
a fare da concime
a felci e margherite
Succede in questo modo
che un gesto criminale
si insinui minaccioso
nel ciclo naturale
Quello che tempo addietro
per far sbocciare un fiore
nemmeno lo sognava
un inceneritore

Bartolomeo Smaldone
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lunedì 21 novembre 2011

DI QUESTO AFFANNO CHE CHIAMO AMORE


Di questo affanno che chiamo amore
scrivo così, in modo spregiudicato
Mi basta un odore, un codice genetico
Vorrei saperlo anch'io
dove iniziano i versi
e perché gente di buona reputazione
occupata nelle pratiche umane, artigiane
della sopravvivenza operaia
li riconosce come canoni di una fede
Perché io, per ciò che mi riguarda
penso più spesso e con più accondiscendenza
all'amore apocrifo
e in quello ti rivedo e mi rivedo
Se ci fosse un'infezione di sacralità
nei versi che scrivo per te
sarebbe comprensibile attenderli dall'alto
Ma le mie spurie metafore
sono ambigue
come la carità che si fa per strada
Sia chiaro,
non mi sento dannato
Nemmeno i santi riuscivano ad intuire
la loro santità
Mi sento amato
Quello sì, è un crisma di cui mi ungo volentieri
uno strano miscuglio che mi stordisce
Ecco
credo di scrivere per bisogno di capire
Se così è
ti amo per gratitudine

Bartolomeo Smaldone
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